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Con queste nuove riflessioni oggi vogliamo mettere in evidenza il legame che esiste tra l’attività politica dei parlamentari, che ricordiamo essere espressioni della sovranità popolare, e la legge elettorale che li crea.


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In questo momento storico difficilissimo per l’Italia e per il mondo, assistiamo in maniera quasi impotente, pur senza arrenderci, alla vacuità di una politica e di una classe dirigente che ha cavalcato il disagio sociale per costruirsi un consenso fondato sulle illusioni, o meglio sull’imbroglio, dell’antipolitica. È in atto una recessione del principio elettivo che sta colpendo tutte le democrazie pluraliste occidentali consolidate, in particolare a causa dei movimenti populisti che si ergono contro la rappresentanza e tutto il pluralismo partitico.


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Quando fu scritta la Costituzione, nel 1947, i collegamenti con Roma erano scarsi e il numero dei parlamentari eletti fu fissato in 945. Già la riduzione a 600, in realtà, considerando la proporzione del 1947, è un dimezzamento. Oggi la pretesa di tagliare ancora il numero dei parlamentari è un’operazione antitecnologica, perché presuppone un’Italia ferma nel tempo, ed è antipopolare perché nega la crescita demografica. Può sembrare semplicemente uno slogan accattivante da campagna elettorale, ma in realtà è vero.


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Il costo dei parlamentari a giustificazione delle ragioni per il Sì al referendum del 20-21 settembre è un argomento fallace e che, portato ai suoi estremi, porterebbe all’assolutismo. Il falso attacco alla casta diventa difesa demagogica della casta stessa. La questione vera invece è questa: andiamo verso una riforma che aumenta i diritti dei cittadini oppure no?


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Quanti motivi ci sono per votare no? Tantissimi e con la spiegazione di un argomento alla volta cercheremo di sfatare i falsi miti di chi sostiene il taglio dei parlamentari, argomentando nel merito ogni questione. Per questo lanciamo una piccola rubrica “UNA PILLOLA PER IL NO AL GIORNO” sempre nell’intento di fornire ai cittadini una sana e corretta informazione sulle nostre motivazioni e su cosa ci spinge a difendere la nostra Costituzione ancora una volta sotto attacco dalla maggioranza di governo di turno.


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L’Ufficio elettorale in via Santi 40 osserva orari estesi nella settimana da lunedì 17 a sabato 22 agosto per soddisfare eventuali richieste di certificati di iscrizione nelle liste elettorali del Comune di Modena necessarie per chi si candidi a elezioni comunali in altri Comuni.


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L'assessora Debora Ferrari lascerà l'incarico, per motivi personali, in occasione della seduta di giunta convocata per martedì 30 giugno. Lo ha comunicato venerdì 26 giugno il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, proprio in apertura dei lavori della Giunta del Comune di Modena, sottolineando come la formalizzazione delle dimissioni sia arrivata dopo diverse settimane in cui l’assessora gli aveva comunicato l’intenzione di lasciare l’esperienza politica per cogliere un’opportunità professionale.